Il diritto alla Felicità come diritto pubblico soggettivo?

La Felicità costituisce lo stato soggettivo di piena soddisfazione dei propri desideri cui chiunque ha diritto di ambire dal momento della propria nascita ed é tutelato dai diversi Ordinamenti giuridici, in ragione della diversa cultura di cui essi sono espressione.
Un sistema liberale lascerà al singolo ampio margine di manovra, consentendo al faber di raggiungere la propria felicità tramite la promozione della propria autonomia creativa, con azioni ed iniziative non espressamente vietate dalla Legge, laddove un sistema dirigistico interverrà dall’alto con piani di programmazione, tali da indirizzare l’economia verso obiettivi di interesse pubblico o generale.
Un’esegesi davvero esauriente di entrambe le concezioni richiederebbe la collaborazione delle menti più brillanti della scienza della politica, della filosofia e dell’economia ed é per questa ragione che, nello stretto ambito di questa premessa, mi assumo ugualmente – pur nella limitatezza delle mie conoscenze – la responsabilità di affermare che ogni Stato ha il compito di promuovere – e di tutelare – standard minimi di qualità della vita, dai quali ciascuno possa – secondo le proprie inclinazioni e potenzialità – raggiungere la migliore approssimazione concreta della Felicità sulla Terra.
Ritengo di potere identificare la fonte primaria del diritto alla Felicità negli articoli 2 e 3 della Costituzione che recitano rispettivamente che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” e che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (leggi tutto)

Omissione di soccorso in caso di incidente: brevissimi cenni

L’ART. 189 del Codice della Strada – rubricato “Comportamento in caso di incidente” – traduce in diritto positivo (ius positum) alcune norme di condotta che dovrebbero appartenere all’uomo in quanto tale, nell’ambito del presupposto di responsabilità su cui si fonda ogni società civile.
La norma, prescrivendo all’utente della strada alcuni obblighi laddove l’incidente sia comunque ricollegabile al suo comportamento, non riposa quindi su alcun presupposto di solidarietà.
Per quanto scontato possa apparire, occorre infatti precisare che responsabilità e solidarietà sono due concetti distinti: il primo attiene alla consapevolezza circa la conseguenza delle proprie azioni e il secondo si riferisce a comportamenti, altrimenti non coercibili, che il singolo adotta a favore di un Terzo per indulgenza e a titolo esclusivamente gratuito. (leggi tutto)

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