info sfratto per morosità

Buongiorno le scrivo per comprendere come comportarmi.

Le spiego la situazione. Dallo scorso settembre mi sono separato da mia moglie alla quale passo un assegno di mantenimento per nostra figlia.

A gennaio ho mandato raccomandata R/A con disdetta di contratto di locazione dell’appartamento in cui attualmente vivo e che purtroppo non ho più pagato il canone di locazione.

Ho ricevuto quindi la convocazione per uno sfratto per morosità in tribunale, ma è mia intenzione liberare entro la fine di giugno al massimo il locale in quanto mi sto accordando per un altro locale più piccolo e meno costoso.

La mia situazione economica è comunque disastrosa, benchè abbia un lavoro dipendente ho contratto numerosi debiti (finanziamenti, cessione del 5° in atto, saldo negativo con fido sul c.corrente) e non possiedo nient’altro che una macchina del 2000 che ho lasciato alla mia ex moglie.

La mia domanda è questa poichè sicuramente lascierò l’appartamento entro due mesi al massimo mi conviene presentarmi all’udienza o conviene aspettare altre convocazioni fino a che non vado via? Alcuni mobili non mi serviranno, posso lasciarli al locatore per recupero parziale del danno?

Al fine amministrativo che conseguenze ci sono su fedina penale, segnalazioni a enti?

La ringrazio anticipatamente.

Distinti saluti.

ss

La revisione dell’assegno divorzile

L'assegno per il mantenimento del Coniuge

L’assegno per il mantenimento del Coniuge

SOMMARIO: I. – Premessa in fatto. II. – Formulazione dei Quesiti. III. – I presupposti per la revoca dell’assegno divorzile. IV. – Il miglioramento economico della Moglie. V. – Le dichiarazioni rese dalla Moglie all’udienza presidenziale. VI. – Convivenza more uxorio (come se si fosse sposati) VII. La liquidazione del t.f.r.. VIII. – Il peggioramento economico del Marito. IX. – Conclusioni.

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I. – Premessa in fatto. Nello stretto ambito di cui al presente parere, occorre premettere che – con decreto datato il 7 febbraio 2009 – il Tribunale omologava l’impegno del marito a corrispondere alla moglie la somma di € 600,00 per il suo mantenimento, condizioni confermate dalla sentenza di divorzio dell’11 settembre 2013, resa sempre a seguito di ricorso consensuale congiunto.
Si precisa anche che, nonostante la pedissequa conferma delle condizioni di mantenimento a carico del marito in sede divorzile, già nell’anno 2011, la moglie aveva iniziato attività di lavoro dipendente a tempo determinato e che, a quanto è dato di sapere, il rapporto è diventato a tempo indeterminato in data successiva al deposito della sentenza di divorzio.
Si tenga poi presente che, a decorrere dall’inizio del 2014, Lei ha interrotto il Suo rapporto di lavoro subordinato e ha costituito una società in nome collettivo, i cui utili non sono stati mai distribuiti bensì reinvestiti.
La moglie pare poi intrattenga una nuova relazione sentimentale ormai da due anni, con frequentazione nel week end e, più di recente, anche infrasettimanale in conseguenza del trasferimento della figlia presso il compagno.
II. – Formulazione dei Quesiti. Ci si domanda se, a fronte dell’inizio del percepimento di uno stipendio da parte della moglie a decorrere dal 2011 (e, dunque, in data antecedente alla sentenza di divorzio) – cui si accompagna l’impoverimento del marito conseguente alla mancata redistribuzione di utili sociali a far data dal 2014 (e, dunque, successivamente alla sentenza di divorzio) – sia possibile per il secondo richiedere la revoca dell’assegno di mantenimento, con le dovute precisazioni a) che la moglie pare intrattenga già da due anni altra relazione affettiva; b) che, al momento della regolamentazione degli aspetti economici in ambito divorzile, la situazione patrimoniale della moglie aveva già subito un incremento e che c) è assai probabile che, a fronte del deposito da parte del marito dell’istanza di revoca, la ex moglie richieda in via riconvenzionale l’importo pari al 40% del t.f.r. percepito dal marito. [Per saperne di più…]

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