Il Giudizio Abbreviato: non solo un beneficio per l’indagato.

A volte capita di sentir dire che i magistrati non fanno il loro dovere perché “concedono” troppo frequentemente il giudizio abbreviato, soprattutto in casi di delitti particolarmente sentiti, come quelli sessuali. Questo rito viene interpretato come un vantaggio inaccettabile a favore dell’imputato, al quale viene accordato uno sconto della pena. In realtà non si tratta di questo e forse la maggior parte delle persone  non conosce realmente l’istituto di cui tanto si sente parlare.
Il giudizio abbreviato, che può essere richiesto nei procedimenti relativi a qualsiasi reato, è uno dei cinque procedimenti speciali previsti dal libro VI del codice di procedura penale, e in virtu’ di tale rito il processo viene definito nell’udienza preliminare, e ciò significa che, a differenza di quanto accade nel rito ordinario (il quale comprende anche la fase predibattimentale e il dibattimento), al termine dell’udienza preliminare viene emessa la sentenza che chiude il processo di primo grado.
Durante l’udienza preliminare, l’indagato può chiedere che venga applicato il giudizio abbreviato, (leggi tutto)

La custodia cautelare in carcere

Spesso, alla notizia di un reato, specie se efferato, si pretende che il presunto colpevole venga subito posto in stato di detenzione e che vi sia mantenuto fino alla fine del processo. Ma tutto ciò non sempre accade e i cittadini onesti vedono così sfumare la propria fiducia nei confronti della legge.  Questa concezione è però basata su una visione distorta e incompleta della giustizia. Infatti, il sistema penale italiano prevede un istituto che permette la detenzione anticipata rispetto alla conclusione del processo, la CUSTODIA CAUTELARE, ma subordina  la sua applicazione a vincoli e presupposti rigorosi, a causa dell’importanza del bene  fondamentale che con essa viene compresso: la LIBERTA’ PERSONALE. Tale diritto è infatti sancito dall’art. 13 della Costituzione, il quale afferma che la libertà personale è inviolabile e che non è ammessa nessuna forma di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. Nell’ambito dei diritto costituzionale, occorre inoltre ricordare che il secondo comma dell’art. 27 Cost. dispone che l’imputato non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva, ossia fino a quando la sentenza di condanna non è più soggetta ad impugnazione.
La custodia cautelare è una misura cautelare personale coercitiva (ossia un istituto che comporta la privazione della libertà personale) e come tale, può essere adottata, in quanto l’accusato in attesa di giudizio si presume non colpevole, solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza e in presenza di una delle esigenze cautelari contenute nell’art. 274 c.p.p., consistenti nel pericolo di inquinamento delle prove, nel pericolo di fuga e nella pericolosità sociale dell’indagato o dell’imputato, ossia nel pericolo di reiterazione del reato o di commissione di altro grave reato. (leggi tutto)

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