Compenso.

Il mio compenso

L’abolizione della Tariffa obbligatoria

La Legge 24 marzo 2012, n°27 ha convertito con modificazioni ed integrazioni il Decreto Legge 24 gennaio 2012, n°1, il cui articolo 9 prevedeva – e prevede – l’abrogazione delle Tariffe Forensi prescrivendo, tra l’altro, che il compenso dell’avvocato sia oggetto di libero accordo con il Cliente e che il primo debba indicare al secondo i dati della propria assicurazione per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.

Quale è il compenso per una semplice consulenza?

L’attività di consulenza comprende un incontro in Studio e la redazione di un parere scritto; il compenso può dipendere dalle caratteristiche della materia, dall’urgenza, dall’importanza, dalla natura, dalla difficoltà e dal valore dell’affare, dal numero e dalla complessità delle questioni giuridiche e di fatto trattate, in particolare relazione dei contrasti giurisprudenziali.

Ai fini del compenso, il sottoscritto applicherà solo il criterio della complessità e indicherà al Cliente il grado di difficoltà e l’importo richiesto secondo i seguenti scaglioni:

–          Difficoltà bassa € 150,00 + i.v.a e c.p.a.
–          Difficoltà media € 270,00 + i.v.a e c.p.a.
–          Difficoltà alta € 650,00 + i.v.a e c.p.a.
–          Particolare difficoltà € 1.200,00 + i.v.a e c.p.a.

L’importo per la prestazione di consulenza costituirà saldo laddove – pur sussistendone i presupposti – il Cliente dovesse decidere di non coltivare la propria domanda ovvero di rivolgersi ad altro Legale, laddove – nel caso in cui il Cliente decidesse di conferire mandato per l’assistenza in Giudizio – costituirà acconto su quanto dovuto nel corso della procedura.

Quale è il compenso per l’assistenza in Giudizio?

Come premesso, il compenso non deriva più dalla Legge ma dall’accordo ed è naturale che, già prima di iniziare un processo, il Cliente voglia avere la ragionevole convinzione di vedersi riconosciuto in sentenza il diritto di richiedere alla Controparte soccombente le spese corrisposte al proprio avvocato (c.d. “spese di soccombenza”): il Cliente “ne vuole uscire pulito.”

Come vengono decise dal Giudice le spese di soccombenza?

Se è vero che avvocato e cliente possono accordarsi come meglio credono, è altrettanto vero che – al momento della decisione – il Giudice liquiderà le spese di soccombenza NON in base all’accordo tra parte vittoriosa e proprio avvocato bensì in base ai parametri dettati dal Decreto Ministeriale 10 marzo 2014, n°15 che ha deciso, per scaglioni di valore e per fasi del Giudizio, alcuni valori cui il Giudice, salva la facoltà di diminuzioni e di aumenti in relazione alla complessità delle singole fasi, dovrà adeguarsi al momento di decidere “quanto fare pagare a chi ha perso”.

Ad esempio, in un caso di scuola più o meno verosimile, avvocato e cliente potrebbero anche accordarsi per un compenso di € 7.000,00 per una causa di risarcimento del danno del valore di € 4.000,00 ma, al termine della causa, il Giudice liquiderà – applicando i massimi dettati dal D.M. 15/2014 – una somma non superiore a € 4.500,00; di talché, la causa sarà costata al Cliente € 2.500,00.

Al fine di evitare eccessivi costi a carico del Cliente, il sottoscritto s’impegna pertanto ad incoraggiare cause che consentano un’adeguata prognosi di vittoria e a richiedere acconti proporzionali alla somma che, auspicabilmente, sarà poi oggetto di restituzione dalla Controparte ma informa anche che, a prescindere dalla vittoria, il Giudice potrà anche compensare parzialmente o totalmente le spese e ciò in ragione dell’eventuale soccombenza reciproca (su quattro domande ne vengono accolte solo tre) ovvero in ragione del comportamento processuale della Parte (che, ad esempio, si rimangia una proposta transattiva ovvero ne rifiuta una ragionevole) e che, sempre a prescindere dalla vittoria, la Controparte può o potrà risultare economicamente incapiente e dunque incapace di corrispondere le spese di soccombenza.

 

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