Il diritto alla Felicità come diritto pubblico soggettivo?

La Felicità costituisce lo stato soggettivo di piena soddisfazione dei propri desideri cui chiunque ha diritto di ambire dal momento della propria nascita ed é tutelato dai diversi Ordinamenti giuridici, in ragione della diversa cultura di cui essi sono espressione.
Un sistema liberale lascerà al singolo ampio margine di manovra, consentendo al faber di raggiungere la propria felicità tramite la promozione della propria autonomia creativa, con azioni ed iniziative non espressamente vietate dalla Legge, laddove un sistema dirigistico interverrà dall’alto con piani di programmazione, tali da indirizzare l’economia verso obiettivi di interesse pubblico o generale.
Un’esegesi davvero esauriente di entrambe le concezioni richiederebbe la collaborazione delle menti più brillanti della scienza della politica, della filosofia e dell’economia ed é per questa ragione che, nello stretto ambito di questa premessa, mi assumo ugualmente – pur nella limitatezza delle mie conoscenze – la responsabilità di affermare che ogni Stato ha il compito di promuovere – e di tutelare – standard minimi di qualità della vita, dai quali ciascuno possa – secondo le proprie inclinazioni e potenzialità – raggiungere la migliore approssimazione concreta della Felicità sulla Terra.
Ritengo di potere identificare la fonte primaria del diritto alla Felicità negli articoli 2 e 3 della Costituzione che recitano rispettivamente che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” e che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (leggi tutto)

Il Diritto in pillole

Per l’avvocato, talvolta, la sfida più difficile non é quella di vincere un processo bensì quella di riuscire ad illustrare al Cliente le singole fasi del proprio lavoro, soprattutto quando la difesa derivi dalla soluzione di questioni giuridiche complesse ovvero il percorso per giungere alla sentenza é costellato da lunghissimi rinvii di cui il Cliente quasi mai comprende la ragione.
Tenterò, nella maniera più concisa possibile, di illustrare che cosa occorra fare per conoscere – o per tentare di conoscere – il Diritto.
La conoscenza del Diritto comporta lo studio della Legge, della Dottrina e della Giurisprudenza.
La Legge é la fonte primaria del Diritto ed é il frutto del Potere Legislativo che, attraverso le Camere del Parlamento, emanano provvedimenti normativi (norme giuridiche).
Per comprendere il Diritto, la conoscenza della norma giuridica non é sufficiente poiché essa, per propria definizione e funzione, é emanata in forma generica ed astratta per la soluzione di fattispecie (casi della vita) determinabili ma indeterminati. (leggi tutto)

Ordine degli Avvocati di Varese - P.I 02696440128 posta